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21 Febbraio 2022

Passaggio piccoli Comuni al Cloud: tutto quello che serve per farlo bene

Attraverso il portale padigitale2026 e grazie alle risorse del PNRR, alle tecnologie (di connettività, di servizi) e alla volontà presente, davvero si potrà nei prossimi 2-5 anni ridurre i datacenter della PA dagli attuali11.000 a qualche centinaio (PSN incluso). Un passaggio non semplice per i piccoli comuni. Una guida

l portale PaDigitale2026 è stato indicato dal Ministero per l’Innovazione tecnologica e la transizione digitale come il punto di accesso alle risorse per la transizione digitale della PA.
In particolare, è possibile visualizzare la misura associata al cloud, con una dotazione di un miliardo.
Questa misura è riferita a Comuni, Scuole, ASL e Aziende Ospedaliere e ha l’obiettivo di implementare un programma di supporto e incentivo per migrare sistemi dati e applicazione delle PA locali verso servizi cloud qualificati.

Vediamo passo passo come funziona.

Le misure

Andando sul sito padigitale2026.gov.it si può accedere alla sezione misure, nel menù in alto. Qui, filtrando per Comuni, si possono vedere le misure associate agli enti locali in arrivo dal PNRR mediante il Ministero dell’Innovazione e Trasformazione Digitale

Queste misure che interessano gli enti locali verranno erogate in modalità standard. La modalità standard prevede l’erogazione di voucher a seguito di attività, a differenza della modalità a progetto che prevede un bando e conseguente presentazione di progetti.

La migrazione al cloud

In particolare, cliccando sul link in basso a destra indicato come “Leggi di più su Italia Domani” è possibile andare nei dettagli del piano, sia lato operativo che finanziario.

Tappe del Piano e dotazione finanziaria

Il piano prevede tre tappe:

  • entro marzo 2023: pubblicazione di tre bandi di gara per comuni, scuole e ASL per raccogliere e valutare piano di migrazione

  • entro settembre 2024: migrazione al cloud di 4083 (circa ⅓) PA su cloud certificati
  • entro giugno 2026: migrazione al cloud di 12464 (tutte?) PA su cloud certificati

La dotazione finanziaria è così suddivisa per anno:

Le dotazioni sono così suddivise:

  • 2022: per i bandi di gara
  • 2023: per inizio migrazione
  • 2024: raggiungimento primo obiettivo di 4083 pa migrate in cloud certificati
  • 2025 proseguimento migrazione
  • 2026: raggiungimento secondo obiettivo di 12464 pa migrate in cloud certificati

Come gestire la migrazione al cloud di un ente locale

Detto questo, cosa vuol dire “migrare al cloud un ente locale” e cosa può fare un ente locale (in particolare comune medio piccolo) per effettuare questa migrazione?
Prima di tutto teniamo presente che è disponibile un sito, 
cloud.italia.it che mette a disposizione numerose risorse per la migrazione al cloud, dal programma per la migrazione al cloud al Cloud Enablement Kit.
Secondo, teniamo presente che la governance del tema cloud è passata recentemente da Agid al Ministero dell’Innovazione Digitale, il cui passaggio formale è stato sancito dalla pubblicazione ai primi di settembre 2021 della 
Strategia Cloud.
Detto questo migrare al cloud può essere declinato in due modi:

  • eliminando i “mitici” server nel sottoscala, antibagno e portando “tutto in cloud” (chiameremo questo percorso Full Cloud). Questo percorso dovrebbe portare a ridurre i datacenter della PA da più di 11.000 a qualche centinaio.
  • Togliendo dai “mitici” server nel sottoscala o antibagno i dati sensibili e lasciando su quei server solo i servizi di gestione di rete (stampanti, dns, dhcp, autenticazione). Chiameremo questo percorso Light Cloud.

Prerequisiti per una migrazione al cloud

Senza una connettività adeguata la migrazione al cloud è estremamente difficile. Laddove possibile è consigliata una linea internet adeguata.

  • Il concetto di connettività adeguata a nostro avviso corrisponde ad almeno 2 megabit simmetrici garantiti per utente. Ovviamente si riesce a lavorare con alcuni prodotti cloud anche con meno banda, del resto stiamo parlando di portare tutti i dati più importanti in cloud (light cloud) o tutto in cloud (full cloud, con eliminazione effettiva del server/data center) e quindi la linea internet diventa elemento fondamentale per il funzionamento dell’ente:
    • meglio se la linea viene ridondanta o c’è una linea di backup adeguata;

    • meglio se gli apparati di periferia (es. firewall) permettono di limitare la banda alla pura navigazione e lasciano banda dedicata ai servizi cloud.

  • team di supporto: un ente locale (comune medio piccolo) non è in grado di fare una migrazione al cloud da solo. Serve un esperto/fornitore/team di supporto/centro di competenza che lo aiuti in questo percorso
  • progettazione: la migrazione al cloud va progettata, non può essere fatta senza che sia definito un percorso di migrazione progressivo con attenzione alla sicurezza, privacy, accessibilità, fruibilità del dato e funzionalità dei servizi dell’ente e dell’operatività dei dipendenti
  • consapevolezza: una migrazione al cloud non è un passaggio tecnologico (anche), principalmente è un passaggio organizzativo perché cambiano le logiche di lavoro. Ad esempio, un software di collaboration (Office 365, Google Workspaces) cambia il modo in cui le persone lavorano, se ben introdotto dentro l’amministrazione.

Come fare la migrazione, sia in modalità Full che Light

Vediamo come è quindi possibile fare la migrazione, sia in modalità Full che Light cloud:

  • Software Gestionale Principale dell’ente: la migrazione deve prevedere di andare su servizio qualificato AGID, di tipologia IAAS, PAAS o SAAS, attingendo dal marketplace Agid. Tipicamente la scelta potrebbe ricadere sul fornitore del software se qualificato o sulla propria società in-house di riferimento.
  • Software Gestionale Secondario dell’Ente: la migrazione deve prevedere di andare su servizio qualificato AGID, di tipologia IAAS, PAAS o SAAS, attingendo dal marketplace Agid. Tipicamente la scelta potrebbe ricadere sul fornitore del software se qualificato o sulla propria società in-house di riferimento.
  • E-mail server: tenere in casa un e-mail server comporta una gestione molto onerosa che non è più giustificata visto il rapporto costi/benefici e rischio/rendimento. La migrazione deve prevedere di andare su servizio qualificato AGID, di tipologia IAAS, PAAS o SAAS, attingendo dal marketplace Agid. Valutando soluzioni a largo uso possiamo parlare di Google Workspaces, Office 365, Zimbra etc.
  • File Server: probabilmente uno dei servizi più complessi e onerosi da migrare come richieste e impatto per la sua natura di “pesantezza” tecnologica (in GigaByte o TeraByte) e la sua progettazione nativa non per ambienti cloud (in relazione al file server microsoft). La migrazione deve prevedere di andare su servizio qualificato AGID, di tipologia IAAS, PAAS o SAAS, attingendo dal marketplace Agid. Valutando soluzioni a largo uso possiamo parlare di GDrive, OneDrive etc.

Con questi primi 4 elementi abbiamo coperto il 99% dei dati rilevanti per l’ente. Il resto potremmo anche lasciarlo su server se ci fermiamo alla modalità light cloud. Del resto, ci potrebbero essere software minori (gestione centralino, gestione timbrature, gestione di altri dispositivi) che nel tempo (o anche oggi) potrebbero essere messi in cloud, senza nessun problema dal punto di vista tecnologico. Come possiamo vedere, gli “oggetti” da migrare (ovvero i software) non sono molti come tipologie e ci sono soluzioni che permettono una buona resa tecnologica e sono in in una fase di prodotto già maturo.

Passaggio al Full Cloud

Proseguiamo con i servizi presenti sul server dell’ente, per passare dalla modalità light alla full:

  • Backup: per quanto rimane su server, ovvero poche informazioni è possibile prevedere un backup locale (per velocità di restore) e meglio ancora un backup cloud, con policy di retention più di lungo periodo, per maggiore protezione dai ransomware. Inoltre, i dati in cloud vanno comunque messi sotto backup, sia per retention policy che per sicurezza. Nella modalità Full Cloud (ovvero senza server nell’ente) il backup va previsto nel luogo di residenza dei dati e spesso è compreso nel servizio acquistato (nei casi SAAS tipicamente)
  • Antivirus: esistono numerosi sistemi antivirus con consolle in cloud, gestione antivirus per firme, per euristiche e difesa dai ransomware (es. Fsecure)
  • Aggiornamenti sistemi operativi: diverse soluzioni antivirus inglobano il patch management (aggiornamenti) sia lato sistema operativo che lato applicazioni più diffuse (es. Fsecure). Quindi la necessità di uno strumento locale (tipicamente wsus) viene meno.
  • Servizi di stampa: se il server rimane (light cloud) rimangono sul server, altrimenti le stampanti possono essere installate sui singoli client, soprattutto laddove si parla di una decina di postazioni. Con l’occasione si consiglia razionalizzazione mediante multifunzioni.
  • Servizi di rete: DNS (risoluzione dei nomi internet) e DHCP (assegnamento indirizzi ip ai client). Questi, se il server rimane, rimangono sul server, altrimenti possono essere demandanti al firewall o router di periferia.
  • Autenticazione, tipicamente Active Directory. La migrazione di questa funzionalità comporta il completamento del modello full cloud. In contesti di poche postazioni le group policy sono limitate; quindi, le politiche di autenticazione e di configurazione da propagare sui client sono ridotte. Servizi che permettono autenticazione in cloud sono Azure di Microsoft e Google che con un tool di autenticazione permette di utilizzare gli utenti di Google Workspaces per entrare in Windows. In futuro sarà forse possibile entrare direttamente in windows con SPID o CIE, chissà.

Conclusioni

La trattazione precedente è partita dai programmi previsti per i prossimi mesi/anni sul cloud per gli enti locali per provare ad analizzare due modalità (Light e Full Cloud) di migrazione dei server degli enti locali (medi-piccoli comuni) cercando di scomporre il loro contenuto a livello di dati e di funzionalità e mostrando come migrare le parti secondo la normativa vigente e la tecnologia esistente.

La trattazione non vuole essere esaustiva o semplicista, ma mira a sottolineare che probabilmente siamo arrivati al momento in cui, grazie alle risorse presenti (padigitale2026 e PNRR) , le tecnologie presenti (di connettività, di servizi cloud) e la volontà presente, davvero si potrà nei prossimi 2-5 anni ridurre i datacenter della PA dai “famosi” oltre 11.000 a qualche centinaio (PSN incluso).

ARTICOLO PUBBLICATO SU https://www.agendadigitale.eu/infrastrutture/passaggio-al-cloud-dei-piccoli-comuni-tutto-quello-che-serve-per-farlo-bene/

CIT-PADigitale2022
26 Gennaio 2022

PA digitale: tutti i tasselli che devono andare a posto nel 2022

PA digitale: tutti i tasselli che devono andare a posto nel 2022

Quali saranno i macro-temi da seguire nell’evoluzione della PA per il nuovo anno? Dalle identità digitali ad Anpr, passando per Inad e piattaforma notifiche: gli aspetti da tenere d’occhio

Pubblicato in origine su: https://www.agendadigitale.eu/

Nella PA Italiana in un anno sono cambiati tanti aspetti, in particolare nello scenario politico: il 13 febbraio si è insediato il Governo Draghi, che ha portato come nuovo Ministro della PA Renato Brunetta e Ministro della Trasformazione Digitale Vittorio Colao.

Il primo si è distinto nell’ambito del tema smart working, volendo normalizzare la questione con una spinta meno progressista di quella della precedente Ministra Fabiana Dadone, creando InPA come sito per il recruitment dei dipendenti pubblici e dando vita ad un percorso di miglioramento del contratto nazionale pubblico.

Il secondo ha preso in particolare in mano i temi della banda ultra-larga e del cloud (fino ad ora trattato da Agid).

Dopo questi cambiamenti politici, quali saranno i macro-temi da seguire nell’evoluzione della PA per il nuovo anno?

Come sempre accade, il periodo tra anno vecchio e anno nuovo è un’occasione per fare bilanci e focalizzare i prossimi obiettivi, e — perché no — i desideri che si vorrebbero realizzare nell’anno nuovo.

Indice degli argomenti

Identità digitali (Spid, Cie e Sistema di gestione delle deleghe)

Possiamo dire che ormai CIE SPID sono temi mainstream, essendo passati da 18 (CIE) e 16 (SPID) milioni di identità rilasciate a inizio 2021, ad oltre 25 milioni per entrambe (alla data del 30 dicembre 2021).

Ormai la maggior parte delle persone sa che esiste SPID, tanti hanno la CIE (ma non sanno esattamente cosa faccia e pensano sia come la CIC, ovvero la Carta di identità Cartacea), del resto che si debba avere o uno o l’altro per accedere ai servizi digitali della PA è noto (ed è obbligatorio dal 30 settembre 2021), quindi possiamo essere certi che nel 2022 proseguirà la loro diffusione. La novità principale della fine del 2021 è che Poste ha previsto il pagamento per l’erogazione di SPID allo sportello, per una somma di 12 euro.

La novità (speriamo) principale del 2022 sarà la possibilità di dare accesso con delega, in modo da poter gestire pratiche professionali o personali conto terzi (come già fatto da INPS), per cui possiamo presumere che il Sistema di Gestione delle Deleghe (SGD) sarà uno dei protagonisti dei prossimi mesi/anni.

Purtroppo, rimane ancora aperto il tema della gestione delle deleghe interne alla Pubblica Amministrazione; per adesso, solo INPS ha adottato una modalità di questo tipo per accedere alla consultazione del DURC, ma ci sono tanti altri casi in cui sarebbe necessario questo sistema.

Pagopa e IO

Il Bando per il Fondo Innovazione ha dato una spinta notevole alla diffusione di queste piattaforme abilitanti (oltre che a quella di CIE e SPID nei servizi pubblici), soprattutto nei Comuni medio piccoli (con conseguente allargamento dei potenziali cittadini serviti).

Il Bando ha previsto infatti l’obbligo di pubblicare almeno 10 servizi sull’app IO e avere il 70% dei servizi attivi su PagoPA (obiettivo per erogazione dell’80% del fondo), e ha dato una grossa spinta alla diffusione di queste piattaforme, sia a livello funzionale che culturale, complice anche la possibilità di ricevere il green pass direttamente tramite IO.

La sfida per il 2022 è l’utilizzo completo e fattivo di tali piattaforme:

  • per PagoPA ci aspettiamo la copertura di tutte le entrate (riscossori e gestori di pubblici servizi inclusi) e con una maggiore estensione del pagamento con “multi beneficiario” anche ad altri casi, non solo per il pagamento di TARI e TEFA (ad esempio per il pagamento automatico della quota CIE a favore del Ministero delle Finanze);
  • per IO ci aspettiamo un grande incremento dell’invio dei messaggi da parte delle Pubbliche Amministrazioni, sia di pagamento che informativi, la sua elezione a domicilio digitale e i messaggi “nuovi” che probabilmente arriveranno.
  • Non dimentichiamo poi la versione web di IO, che risultava essere in cantiere per dicembre 2021 e che molti aspettano con interesse.

Anpr e stato civile

ANPR merita una menzione a parte, perché nel 2022 dovrebbe finalmente essere fruibile in interoperabilità, visto che si sta completando il subentro di tutti i Comuni Italiani, ovvero la prima fase della storia di ANPR.

Nel 2022 ANPR dovrebbe diventare finalmente interrogabile (con specifica profilazione) e quindi restituire in ottica di interoperabilità i dati dei residenti (compresi gli italiani all’estero). L’accesso ad ANPR è uno dei primi step del cambiamento rappresentato dall’interoperabilità, con l’obiettivo di far parlare le basi dati dei vari enti, priorità assoluta come indicato da Colao e il futuro game changer nella PA (e nella vita di ognuno di noi), con effettiva realizzazione del principio “once only”.

Una prima sperimentazione è stata avviata con alcune Pubbliche Amministrazioni, e — tenuto conto del completamento del subentro — ci aspettiamo a breve che tutti i Comuni possano usufruire di queste funzionalità, anche senza la sottoscrizione di accordi specifici.

Nei primi mesi del 2022 dovrebbe essere anche reso disponibile il cambio di residenza online; quindi, con i dati collegati direttamente ad ANPR: è una svolta epocale, che ci auguriamo dia inizio ad una rivoluzione per i servizi digitali a disposizione di tutti i cittadini.

Il 2022 dovrebbe essere anche l’anno in cui vengono definite le specifiche normative e tecniche per la gestione completamente informatizzata dello Stato Civile (prevista peraltro con un decreto del 2000 mai completamente attuato), che permetterà finalmente di abbandonare la stampa cartacea degli atti di nascita, matrimonio, cittadinanza e morte, e le conseguenti comunicazioni alle PA interessate, oltre anche alla tanto attesa digitalizzazione della denuncia di nascita e di morte (da tempo prevista dall’art. 62 del CAD ma non ancora realizzata).

La banda ultra larga

Passiamo quindi alle infrastrutture. Il quinto punto (dopo SPID ,CIE, IO PagoPA) rappresenta una sfida epocale: la banda ultra-larga, sogno di molti cittadini italiani, è finalmente in arrivo. Il programma di messa a terra è il caso di dirlo, della fibra è stato accelerato nel 2021: i fondi sono stati aumentati, è stato fatto un piano dedicato scuole.

Inoltre, è nato il piano Italia 1 Giga che vuole portare la banda in download fino ad 1 Giga a tutti i civici italiani, anticipando la scadenza del 2030 posto dal Digital Compass. Questo permetterebbe di coprire le case di tutti gli italiani, razionalizzando i progetti pubblici e privati precedenti che hanno portato sicuramente dei miglioramenti nella copertura in zone bianche a fallimento di mercato e grigie, ma senza eliminare completamente la difformità di copertura in alcune aree; quindi, purtroppo continueranno ad esistere cittadini di serie A e B.

Senza banda, si può parlare fino a che si vuole di digitale, ma il digitale non si fa.

Ora veniamo alle tecnologie o piattaforme che ancora sono nella fase innovator o di progettazione.

INAD

Dopo IPA (Indice delle Pubbliche Amministrazioni) e INI-PEC (indice delle PEC delle persone giuridiche e dei privati iscritti agli Ordini professionali) dovrebbe arrivare l’attuazione di INAD (indice dei domicili digitali delle persone fisiche), le cui linee guida sono arrivate nel 2021.

Il domicilio digitale rappresenta un salto fondamentale per riuscire a comunicare in maniera digitale con i cittadini.

Il 2022 quindi potrebbe essere l’anno di implementazione sia del domicilio digitale (nel Piano Triennale 2021–2023 si trova la data di marzo 2022 — Attivazione del domicilio digitale su App IO, obiettivo affidato a PagoPA S.p.A — CAP3.LA64) e anche di INAD.

INAD è una sorta di elenco di indirizzo di recapito digitale, l’equivalente dell’ormai vecchio elenco dei numeri di telefono che veniva recapitato a casa dalla SIP (per i più giovani: è come se qualcuno sa che se ti scrive su tik tok o su “insta” raggiunge davvero te e non un tuo nick fasullo, quindi è una comunicazione legale “entro certe specifiche” a tutti gli effetti).

Certo è che una volta attivato l’Indice, sarà necessaria una grande campagna di comunicazione che spieghi ai cittadini l’utilità del Domicilio Digitale e li spinga ad attivarne uno in breve tempo.

La piattaforma delle notifiche

Al che si apre la sfida successiva: la piattaforma delle notifiche.

Le notifiche a valore legale rappresentano un altro “sfidone” nella PA su cui si discute da anni. Sono fondamentali per tanti aspetti: es. prendo una multa, se la pago entro 5 giorni ho lo sconto del 30%, dopo pago il 100%, sopra i 30 giorni pago anche la mora. Ma i 5 giorni partono dal giorno della notifica, che non conosco al momento della stesura della multa (se ad esempio è una multa per eccesso di velocità individuata da un sistema automatico). Quindi come fare? Opzioni: interfacciare i sistemi di emissione della multa con i sistemi di chi consegna la notifica in modo che il costo della multa vari in base alla data e ora di notifica scambiata tra i due sistemi.

In alternativa, (ed è questo il caso) avere una piattaforma riconosciuta legalmente per cui al momento dell’emissione della multa effettuo una notifica istantanea e quindi il tempo di emissione e di notifica coincide.

La piattaforma è stata introdotta con il D.L. 76/2020 ed è presente come “to-do” nel decreto Semplificazioni, e rappresenta uno dei più grandi passaggi epocali per la digitalizzazione del processo di notifica degli atti, fino ad ora quasi completamente cartaceo.

Sul sito dedicato all’attuazione della digitalizzazione con le risorse del PNRR — padigitale2026 — è indicata tra le azioni (punto 1.4.5 per 245 milioni), ed entro la fine del 2022 dovrebbero iniziare le prime sperimentazioni.

Interoperabilità

Si arriva quindi al nodo trasversale che farà la differenza e creerà la nuova esperienza per il cittadino verso la PA: l’interoperabilità e il PDND. La PA che sia centrale o locale gestisce una mole di dati enorme, spesso “abbandonata” (una mole di dati che è digitale ma è equivalente a dei faldoni di carta, perché creata ma non integrata o utilizzata). Tali dati non sono strutturati, e non vengono collegati mediante il “supremo campo chiave della PA”, ovvero il codice fiscale. Grazie al codice fiscale si potrebbe infatti ricostruire il percorso scolastico di una persona, il suo FSE, il suo percorso lavorativo, la sua scheda pensionistica etc etc.

Ma se nella PA gli uffici vicini non si parlano, l’obiettivo è quello di far parlare le basi dati di enti locali e centrali, o ministeri diversi, in modo da ottimizzare lo scambio di dati con modalità automatizzate, evitando controlli manuali e richieste cartacee.

La Piattaforma Digitale Nazionale Dati (PDND)

Il gruppo di lavoro della Piattaforma Digitale Nazionale Dati (PDND), formato nel 2020 e potenziato nel 2021, ha il compito di portarci nella PA che dopo l’era l’informatizzazione e dopo la digitalizzazione, arriverà nell’era dell’interoperabilità. Questa nuova era prevede che per fare una domanda non debba autocertificare chi sono, cosa faccio, che ISEE ho etc etc, ma lo faranno i sistemi che mi diranno se posso o non posso presentare una domanda, nel momento in cui tento di presentarla. Queste soluzioni tecnologiche porteranno alla fine di un “lavoro antico” che un caro amico chiama “il citizen bus service” che risale ai tempi della burocrazia romana. Ovvero il cittadino, visto che la PA non si parla tra uffici o tra enti, diventa il canale di comunicazione, portando fogli di carta qui e là. Sarà un lavoro che sicuramente non mancherà a nessuno e non mancherà soprattutto ai cittadini digitali delle nuove generazioni, che si guardano bene dal muoversi dal proprio divano e dall’utilizzo del proprio smartphone per chiedere qualche informazione alla PA.

Speriamo che il 2022 sia l’anno buono per vedere qualche esperimento su questi temi, tra PA Centrali o tra PA Centrale e PA Locale: l’Agenzia delle Entrate sembra il candidato più prossimo per permettere accessi ai propri dati, speriamo che ciò avvenga anche INPS (in particolare per l’ISEE) e ANPR (per quanto già detto sopra); anche in questo caso l’azione è finanziata con le risorse del PNRR (padigitale2026, 556 milioni, voce 1.3.1)

O adesso o mai più. Non ci sono motivi tecnologici per cui l’interoperabilità non debba avvenire. I motivi sono umani o di privacy, sicuramente non tecnologici. Insomma, ne parliamo da troppo tempo, l’”interoperabilità s’ha da fare o perlomeno iniziare, nel 2022 o mai”.

E poi (lo scriviamo per i ben informati) arriverà anche il nuovo regolamento EIDAS, che potrebbe avere impatti significativi sulla realizzazione della PDND).

Cloud e Psn

Nel 2022 inoltre potremo finalmente dire, per il tema cloud, “habemus PSN”. Ovvero tutte le indicazioni in riferimento a Strategia Italia Cloud (settembre 2021) e Regolamento Cloud (dicembre 2021) ci portano a pensare che finalmente avremo un piano cloud ben definito affiancata dalla realizzazione del PSN (polo strategico nazionale) che conterrà i dati della PA di tipo critico e strategico. “Crediamo quando vediamo”, perchè di PSN si parla da quasi 5 anni, del resto ora i soldi ci sono e i tempi anche (si parla addirittura di collaudo entro fine 2022 e di migrazione della PA già nel 2023).

Il Partenariato sembra ormai deciso: Tim-Sogei-Leonardo-CDP (come risulta dalla notizia in data 27.12.2021) sono i candidati scelti, la gara dovrebbe essere pubblicata a breve, poi sarà il mercato a decidere come procedere.

Sarà anche importante iniziare davvero a ridurre i datacenter della PA. Si potranno vuotare dei dati contenuti lasciandovi solo i servizi di base, oppure si potrà eliminare proprio i server. Il portale padigitale2026 lo evidenza come uno degli obiettivi del PNRR punto 1.2, 1000 milioni di euro ovvero 1 miliardo.

Se tra 3 anni saremo ancora qui a parlare dei 12.000 datacenter della PA, beh sarà palese che non ce l’avremo fatta.

Cultura digitale

C’è ancora una sfida di cui si è parlato veramente tanto anche prima del 2021, e che è in progressivo miglioramento: si chiama cultura digitale nella PA. Si sta lavorando molto da questo punto di vista e si sta cercando di creare una serie di strumenti per la formazione del personale delle Amministrazioni. Probabilmente oltre alla formazione, sarebbe importante mettere negli obiettivi annuali la verifica di alcune competenze di base per i dipendenti:

  • hai e sai utilizzare Spid?
  • hai e sai utilizzare la CIE?
  • hai e sai utilizzare la CIE per accedere all’app IO?
  • sai utilizzare PagoPA? etc etc .

Per esperienza, spesso capita che la conoscenza dei singoli strumenti sia settoriale: l’anagrafe sa molto della CIE, ma gli altri uffici poco; la ragioneria sa molto di PagoPA, ma gli uffici poco. È chiaro che così non si può cambiare una cultura digitale, se nemmeno si conoscono gli strumenti che devono essere utilizzati per migliorare i servizi ai cittadini.

E’ necessario essere cittadini digitali prima ancora che dipendenti digitali, per capire il proprio utente finale. Se io, dipendente del Comune, non so utilizzare Spid, come potrò spiegare al mio cittadino cosa fare?

Qualcosa tutti abbiamo imparato nel 2020–2021, grazie a cashback e bonus vacanze (ovvero IO+SPID+CIE+pagoPA+gamification+bonus). Ma per i dipendenti della PA serve maggiore formazione, anche in merito al piano triennale e al lavoro ibrido.

È possibile che il Bando Piccoli Comuni porterà Formez a erogare formazione ad ampio raggio sui territori, permettendo di migliorare la cultura digitale dei dipendenti della PA Centrale e locale, sugli assi: digitalizzazione, informatizzazione, leadership, project management. O perlomeno ce lo auguriamo, magari rendendola pure obbligatoria che male non farebbe.

Copiare le buone pratiche

L’ultima sfida, ma non meno importante, è fare community. Capire da chi si può imparare per replicare modelli che funzionano e già operativi; lavorare con altri per risolvere problemi comuni; lavorare insieme a entità regionali o territoriali per raccogliere i fondi europei in arrivo, copiare copiare copiare (non siamo a scuola, copiare da chi sa fare meglio è buona cosa per accelerare i tempi di lavoro, anche in ottica PNRR), abbattere i silos interni tra uffici interni ed esterni, e tra Pubbliche Amministrazioni.

È chiaro che i singoli enti non hanno la forza per stare al passo con la trasformazione digitale alle velocità richiesta dal PNRR e dalla domanda dei cittadini di servizi online, aumentata in seguito alla pandemia; quindi occorre sempre di più fare squadra, all’occorrenza anche coinvolgendo soggetti privati per una condivisione di competenze e di saperi.

Quindi lavorare insieme per il bene di tutti è una sfida e provocazione da cogliere, per il bene soprattutto delle prossime generazioni.

Ci diamo appuntamento alla fine del 2022 per vedere a che punto siamo arrivati e quali risultati abbiamo raggiunto!

CorsoCivetta26.01.2022
20 Gennaio 2022

La legge di bilancio 2022 negli enti locali

La legge di bilancio 2022 unitamente al collegato fiscale e al decreto proroghe influenzerà la predisposizione del bilancio di previsione 2022-2024 che, anche quest’anno, si preannuncia alquanto difficoltoso in relazione alla stima degli effetti derivanti dall’emergenza sanitaria Covid-19 sia per il quadro normativo che rimane sempre complicato.

Attraverso un’analisi della legge di bilancio e dei documenti approvati a fine anno 2021, il corso di formazione ha l’obiettivo di fornire un quadro delle novità normative dell’anno 2022 che influenzeranno la gestione amministrativa degli enti oltre alla redazione del bilancio di previsione 2022-2024.

Contenuti del corso

  • Analisi quadro normativo di riferimento
  • Bilancio di previsione: termine per l’approvazione del bilancio;
  • L’applicazione al bilancio di previsione dell’avanzo di amministrazione presunto;
  • Entrate tributarie: impatto emergenza Covid-19 sullo stanziamento delle entrate tributarie;
  • Fondo solidarietà comunale 2022, fondo Imu-tasi e la conferma del vincolo di destinazione
  • Fondi Covid: cosa rimane e cosa scompare, il fondo funzioni fondamentali
  • Trasferimenti correnti statali
  • Entrate in conto capitale: i trasferimenti per il rilancio degli investimenti
  • Destinazione oneri di urbanizzazione
  • Anticipazione di tesoreria e anticipazioni di liquidità
  • Fondo crediti dubbia e difficile esigibilità
  • Accantonamento Fondo garanzia debiti commerciali
  • Analisi delle altre disposizioni di interesse degli enti locali

Costi: 60,00 euro a postazione. Nel caso di ente pubblico la quota è da intendersi esente IVA ex art. 10 DPR n. 633/1972.

Le spese di bonifico ed i bolli sono a carico dell’ente.

La quota include:

  • accesso alla diretta del corso
  • materiale didattico
  • possibilità di rivedere la registrazione nei 30 giorni successivi.

L’accesso potrà essere effettuato tramite PC o TABLET. Le domande potranno essere effettuate tramite chat.

Pagamento: il pagamento deve essere intestato a: Civica srl – Banco Popolare Soc. Cooperativa – Ag. 2 Cremona, IBAN= IT63

ISCRIZIONE AL CORSO https://register.gotowebinar.com/register/8804273809222034957

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14 Gennaio 2022

Certificati anagrafici online gratis: ecco i vantaggi, limiti e sviluppi futuri

Dal certificato di nascita allo stato di famiglia: dal 15 novembre questi e altri documenti potranno essere scaricati online in maniera autonoma e gratuita. Molti i vantaggi di questo cambiamento, possibile grazie al subentro nell’Anagrafe Nazionale, e gli sviluppi futuri. Vediamoli

Patrizia Saggini - avvocato, componente del gruppo di Comuni sperimentatori di ANPR
Andrea Tironi - Project Manager — Digital Transformation

Per la prima volta, dal 15 novembre, noi cittadini italiani potremo scaricare online — in tutti i comuni italiani che già hanno concluso il subentro nell’Anagrafe Nazionale — alcuni certificati anagrafici, in maniera autonoma e gratuita, senza più bisogno di andare allo sportello.

Questo sarà possibile attraverso il nuovo servizio dell’Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente (ANPR).

Indice degli argomenti

I 14 certificati online disponibili gratis dal 15 novembre

Ogni cittadino potrà, tramite la propria identità digitale (CIESPIDCNS), scaricare dal portale ANPR ben 14 certificati per proprio conto o per un componente della propria famiglia.

I certificati interessati sono:

  • Anagrafico di nascita
  • Anagrafico di matrimonio
  • di Cittadinanza
  • di Esistenza in vita
  • di Residenza
  • di Residenza AIRE
  • di Stato civile
  • di Stato di famiglia
  • di Stato di famiglia e di stato civile
  • di Residenza in convivenza
  • di Stato di famiglia AIRE
  • di Stato di famiglia con rapporti di parentela
  • di Stato Libero
  • Anagrafico di Unione Civile
  • di Contratto di Convivenza

CONTINUA LA LETTURA SU https://medium.com/consorzioit/certificati-anagrafici-online-gratis-ecco-i-vantaggi-limiti-e-sviluppi-futuri-52e31af99302

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3 Gennaio 2022

Comuni digitali:perché il Fondo Innovazione è il modello da seguire per il PNRR

Il Fondo per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione, una cui parte importante è stata destinata alla trasformazione digitale Comuni, può essere il riferimento da seguire per assicurarsi di portare a frutto i fondi del PNRR. Come fare e perché è importante

l modello seguito nell’ambito del Fondo per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione con PagoPA S.p.A come soggetto attuatore dell’Avviso Pubblico – in convenzione con il Dipartimento per la Trasformazione digitale, l’Agenzia per l’Italia digitale (AgID) e l’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, rivolto a tutti i Comuni italiani fatta eccezione per quelli coinvolti in accordi regionali con la stessa finalità – potrebbe essere il riferimento da seguire per poter calare sui territori parte dei fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) assicurandosi un’esecuzione che porti all’outcome (deliverables + benefici + valore) desiderato.

Indice degli argomenti

Gli step da seguire per seguire l’esempio del Fondo Innovazione

  • Sinergia tra Istituzioni Centrali
  • Semplicità di accesso al fondo e richiesta del fondo
  • Supporto
  • Degli obiettivi chiari, precisi e misurabili
  • Una rete di esecuzione
  • Un modello di lavoro

Il Fondo Innovazione
La necessità di affiancare i Comuni
Gli obiettivi già raggiunti
Conclusioni

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28 Dicembre 2021

Piano integrato di attività e di organizzazione (PIAO): cos’è, come farlo e i vantaggi

Il PIAO a livello strategico è una sorta di “mappatura del cambiamento”, una sorta di “testo unico” della programmazione che consentirà di realizzare un monitoraggio costante e accurato del percorso di transizione amministrativa avviato con il PNRR.

l DL 80 del 9 giugno 2021, convertito in Legge 113 del 6 agosto 2021, introduce per tutte le amministrazioni il Piano integrato di attività e di organizzazione (PIAO). Il principio che guida la definizione del PIAO è dato dalla volontà di superare la molteplicità, e conseguente frammentazione, degli strumenti di programmazione oggi in uso ed introdotti in diverse fasi dell’evoluzione normativa, e creare un piano unico di governance di un ente.

Il Piao vuole rappresentare, quindi, una sorta di “testo unico” della programmazione, nella prospettiva di semplificazione degli adempimenti a carico degli enti e di adozione di una logica integrata rispetto alle scelte fondamentali di sviluppo delle amministrazioni.

Indice degli argomenti:

  • Enti coinvolti e obiettivi del Piao
  • Il via libera al Piao dalla Conferenza Unificata

Come è strutturato il PIAO

Le linee guida del PIAO, ci permettono di avere alcune informazioni a riguardo.

Il PIAO è diviso in 4 sezioni:

  • Scheda anagrafica dell’amministrazione
  • Valore pubblico, performance e anticorruzione
  • Organizzazione e capitale umano
  • Monitoraggio

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10 Gennaio 2022

Strategia Cloud Italia, tutte le regole per applicarla in modo corretto

Elemento prioritario per la trasformazione digitale della PA, la strategia Cloud Italia si articola su tre linee di indirizzo operative: vediamo quali sono e in che modo concretizzare i principi espressi nel documento

Il cloud è elemento fondamentale per la trasformazione digitale della PA, uno degli obiettivi prioritari del PNRR. Al riguardo, il Ministero dell’Innovazione tecnologica e transizione digitale ha assunto la governance del progetto e ha pubblicato la strategia Cloud Italia nel secondo semestre 2021.

Approfondiamo le sedici pagine della strategia partendo dal suo cuore, ovvero il dato da proteggere, riorganizzando e spiegando il documento presentato in modo da capire come usarlo operativamente.

Strategia cloud Italia, l’antefatto

La strategia cloud della PA nasce qualche anno fa, ed era fino a poche settimane fa in capo ad Agid: prevedeva un percorso di qualificazione per i soggetti pubblici e privati che intendevano fornire infrastrutture e servizi Cloud alla Pubblica amministrazione, affinché queste ultime potessero adottare servizi e infrastrutture di cloud computing omogenei, che rispettino elevati standard di sicurezza, efficienza e affidabilità, in linea con le previsioni delle circolari AgID n.2 e n. 3 del 9 aprile 2018.

All’interno della strategia Cloud, AGID aveva definito il modello “Cloud della PA”, che si componeva di:

  • servizi qualificati: SaaS (software as a service), IaaS (Infrastructure as a service), PaaS (Platform as a service)
  • infrastrutture qualificate: Cloud service provider, Cloud SPC Lotto 1, Poli strategici nazionali

Dal primo aprile 2019 la Pubblica Amministrazione avrebbe dovuto acquisire solo servizi cloud qualificati e pubblicati sul “Catalogo dei servizi Cloud qualificati per la PA” (Cloud marketplace AgID). Le PA fanno del loro meglio, ma non sempre seguono quanto indicato e la pratica di controllare il marketplace Agid (ovvero il “Catalogo dei servizi Cloud qualificati per la PA”) è diventata una buona pratica ma non un “must” per la PA. Si è poi progressivamente evidenziato come entrare nel marketplace Cloud Agid è una mera “autocertificazione” di requisiti e non un controllo specifico e puntuale dei requisiti dei fornitori. Quindi la PA che acquisisce verificando prima il marketplace (dal quale non può comprare ma solo leggere cosa viene fornito ed è certificato da Agid) sa che il fornitore ha autocertificato una serie di caratteristiche, e sa anche che Agid le ha verificate formalmente ma non sul campo.

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19 Gennaio 2022

PNRR, i tre pilastri di una nuova piattaforma culturale: una proposta operativa

Giuliano Pozza - Chief Information Officer at Università Cattolica del Sacro Cuore

Andrea Tironi - Project Manager — Digital Transformation

Per risolvere i problemi della PA e delle aziende italiane col PNRR non serve un supereroe, ma un programma di cambiamento che abbia come punti focali sia il governo agile dell’innovazione digitale sia l’empowerment delle persone. Ecco come realizzarlo

Che il PNRR sia l’occasione del secolo (come lo è stato il piano Marshall nel XX secolo) è un dato di fatto. E che le sue missioni (rivoluzione digitale, rivoluzione verde, infrastruttura e mobilità, istruzione e ricerca, inclusione e coesione, salute) siano sfide fondamentali, è inoppugnabile.

Il tutto va però inquadrato in un lungo periodo caratterizzato, per l’Italia, da poche riforme strutturali, continui cambiamenti governativi, pochi investimenti in ricerca e sviluppo e scarsa digitalizzazione e semplificazione burocratica.

Quindi il PNRR è l’occasione per fare quelle riforme di base che l’Europa chiede e che Draghi auspicava ai tempi in cui era il banchiere centrale in BCE (dal lontano “Whatever it takes” del 2012).

 

Riforme, il cambiamento culturale che serve al Paese

Dovremo quindi tutti lavorare non per “presenza” (prendendo spunto dal dibattito sullo smart working in corso) ma per “obiettivi”, dovremo lavorare per valore generato e non per function point (citando Diego Piacentini), dovremo lavorare per outcome e non per output.

L’Italia non è molto abituata a lavorare così. Siamo molto bravi come Paese nelle fasi di annuncio e storytelling, meno nelle fasi di esecuzione e generazione del valore.

Si tratta quindi di un cambiamento culturale molto importante e procrastinato da tempo. Come tutti i cambiamenti culturali, per attuarsi, ha bisogno di fasi di accettazione, comprensione, digestione, messa a terra e diffusione.

Forse tutto il tempo necessario a questo cambiamento non l’abbiamo, dato che il PNRR richiede continui “obiettivi raggiunti” e ogni passaggio è vincolo per l’erogazione dei fondi e per accedere al passaggio successivo.

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17 Gennaio 2022

INAD, cos’è e perché è una svolta: ecco come cambierà il nostro rapporto con la PA

L’elenco pubblico dei domicili digitali è un importante passo avanti per i rapporti tra cittadino e PA, nonché una svolta nel processo di digitalizzazione della macchina pubblica. Ecco le novità e i vantaggi.
Il 20 settembre 2021 AgID ha
adottato le Linee guida relative alle modalità di realizzazione e gestione operativa dell’INAD, l’elenco pubblico contenente i domicili digitali.

L’INAD è da considerare come un passo epocale per la digitalizzazione della PA e i suoi rapporti con i cittadini.ù

Inad, cos’è e perché è importante

Il documento è abbastanza snello per chi volesse leggerlo, si tratta di 15 pagine (di cui 13, forse 12, da leggere, togliendo frontespizio, sommario e riferimenti normativi).

L’INAD, modo breve per indicare “l’elenco pubblico contenente i domicili digitali, eletti ai sensi dell’articolo 3-bis, commi 1-bis e 1-ter del CAD dalle persone fisiche nonché dai professionisti e dagli enti di diritto privato non tenuti all’iscrizione in albi, elenchi o registri professionali o nel registro delle imprese”, era atteso da diversi mesi e può costituire un salto importante della pubblica amministrazione nella comunicazione con il cittadino.

La sua presentazione completa un percorso che comprende IPA (indice degli indirizzi delle Pubbliche Amministrazione italiane) e INI-PEC (indice degli indirizzi dei professionisti e delle imprese presenti sul territorio italiano).

I tre elenchi hanno come riferimento nel CAD rispettivamente gli articoli 6 ter (IPA), 6 bis (INI-PEC) e 6 quater (INAD).

INAD è gestito da AGID che vi provvede avvalendosi di InfoCamere S.c.p.A. quale struttura informatica delle Camere di commercio già deputata alla gestione di INI-PEC.

Il suo contenuto è, e sarà, costituito dai domicili digitali.

“Il domicilio digitale è l’indirizzo elettronico eletto presso un servizio di posta elettronica certificata (di seguito PEC) o un servizio elettronico di recapito certificato qualificato, come definito dal Regolamento eIDAS, valido ai fini delle comunicazioni elettroniche aventi valore legale ai sensi dell’articolo 1, comma 1, lettera n-ter del CAD.”

“L’utilizzo del domicilio digitale è disciplinato dagli articoli 3-bis, 6 e 6-quinquies del CAD.”

La definizione indicata sopra ci permette una prima considerazione: INAD potrà contenere come domicilio digitale la PEC o un “servizio elettronico di recapito qualificato” ovvero sarebbe molto efficace in futuro potesse contenere come riferimento “IO” (che è gratuito rispetto alla pec) e che è diventato di larga diffusione negli ultimi 18 mesi, grazie a Cashback Green Pass.

Come viene gestito l’Inad

La registrazione a INAD potrà essere realizzata via web mediante SPID/CIE/CNS come previsto dalla legge in vigore.

Sarà quindi possibile eleggere (ovvero indicare il proprio domicilio digitale, sarà possibile modificarlo e sarà possibile cancellarlo, a meno che si sia iscritti all’INI-PEC.

Infatti INAD nascerà già popolata, ovvero nascerà contenendo già gli indirizzi dei professionisti contenuti in INI-PEC, “trasformati” in persone fisiche.

In particolare: per quanto concerne l’elezione del domicilio digitale, solo i professionisti hanno facoltà di eleggere nell’INAD sia un domicilio digitale professionale sia un domicilio digitale personale. La distinzione tra i due domicili digitali appartenenti al medesimo soggetto è resa evidente all’interno dell’INAD sia all’interessato, al momento dell’elezione del domicilio, sia agli utenti al momento della consultazione dell’INAD.

Inoltre INAD si occuperò della tutela della privacy e della sicurezza informatica dei dati ivi contenuti, nonché della gestione di accessi, log dei dati e tutto quanto richiede un sistema simile (come previsto anche per INI-PEC).

Senza addentrarci troppo nel ragionamento, sarà importante poi valutare con estrema attenzione la validità di quanto inserito in INAD, a livello di domicilio digitale indicato. Questo verrà permesso tramite comunicazione tra INAD e i Gestori dei servizi elettronici di recapito certificato qualificato in relazione alle seguenti possibilità: indirizzo non valido anche per la cessazione o il mancato rinnovo, alla scadenza, del servizio da parte del relativo titolare; casella inibita alla ricezione.

L’accesso a Inad da parte delle PA

Sarà possibile interrogare INAD senza autenticazione mediante interfaccia web da parte di chiunque.

Interessanti sono i passaggi successivi: “Per lo svolgimento dei propri compiti istituzionali i soli soggetti di cui all’articolo 2, comma 2, lettere a) e b) del CAD possono accedere ai medesimi criteri di selezione e ricerca disponibili al generico utente che consulti l’INAD senza autenticazione di cui al paragrafo 2.4 e altresì alle estrazioni multiple di domicili digitali relativi a elenchi di codici fiscali forniti dai medesimi soggetti richiedenti mediante i meccanismi di cooperazione applicativa nel rispetto delle Linee Guida Linee Guida dell’Indice nazionale dei domicili digitali delle persone fisiche, dei professionisti e degli altri enti di diritto privato non tenuti all’iscrizione in albi, elenchi o registri professionali o nel registro delle imprese Versione 1.0 del 15/09/2021 Pag. 12 di 15 sull’interoperabilità; l’accesso a tali funzionalità è a titolo gratuito e prevede autenticazione dei soggetti di cui all’articolo 2, comma 2, lettere a) e b) del CAD”.

Ovvero sarà possibile per le Pubbliche Amministrazioni accedere ad INAD in modalità massiva (api?) previa autenticazione e rispettando i principi di interoperabilità allo scopo di effettuare interrogazioni massive, e il tutto gratuitamente.

Interessante è anche l’interoperabilità associata ad ANPR: al completamento dell’anagrafe unica, i domicili digitali eletti dalle persone fisiche nell’INAD sono trasmessi all’ANPR con cadenza giornaliera, al fine di consentire il suo costante aggiornamento

La consultazione di INAD potrà avvenire in entrambi i casi mediante codice fiscale, che restituisca quindi il domicilio digitale, oppure mediante la tupla “domicilio digitale, codice fiscale e data” che consenta di verificare se alla data indicata il domicilio digitale era correttamente associato al codice fiscale inviato.

Una piccola nota di colore è che il sistema sarà disponibile ogni giorno per 23 ore su 24, per lasciare 1 ora per la gestione dei sistemi. Ovvero una SLA (service level agreement, ovvero il tempo in cui è attivo il servizio sui 365 giorni) circa del 95–96% (pari a 15 giorni di downtime indicativi, essendo 1 ora al giorno ovvero 30 ore al mese), molto al di sotto di quanto ci si aspetterebbe da un servizio pubblico, e in una fascia oraria in cui può essere che i processi massivi della PA lavorino a pieno regime (il downtime è previsto ogni giorno dalle 00.00 alle 01.00, visto che INAD viene aggiornato). Sarebbe auspicabile un miglioramento che permetta comunque la fruizione nei prossimi mesi H24. Anche perché in caso di guasti, attacchi cyber o altro la SLA del 95% potrebbe degradare velocemente.

I vantaggi di Inad

Avere un domicilio digitale permetterà di inviare in tempo reale e con certezza di consegna (e conoscenza dell’ora e data di consegna) a un cittadino una notifica. Inoltre il cittadino non potrà dire che non ha ricevuto la notifica, perché lui stesso dichiara il domicilio digitale e deve tenerlo aggiornato.

Sarà inoltre obbligo per le PA usare prioritariamente il domicilio digitale laddove dichiarato, con un risparmio di notifiche cartacee, consegne manuali porta a porta, e conseguente “inseguimento” del cittadino non onesto che evita la notifica per non dover pagare o si rende irreperibile.

Prendiamo un esempio, che ha generato problemi anche in ambito pagoPA: un cittadino passa con il rosso e gli va inviata la multa. Attualmente si inviano due bollettini pagoPA, uno con sconto del 30% se paga in 5 giorni, l’altro con prezzo pieno se paga dopo i 5 giorni. Purtroppo non è dato sapere quando avviene la notifica (a meno di integrarsi con i sistemi del postalizzatore, cosa non facile) e quindi sarà il cittadino a decidere se “pagare scontato” o “pagare a prezzo pieno” in base alla propria onestà intellettuale e alla conoscenza della normativa, oltre che alla spiegazione inserita nella busta con i due bollettini dalla PA notificante.

Con INAD e il domicilio digitale per le persone fisiche, la notifica sarà immediata e data e ora note, quindi sarà possibile fare il bollettino scontato con scadenza a 5 giorni dalla notifica e il successivo con partenza da “5 giorni + 1 secondo” e quindi non confondere il cittadino. Anzi meglio ancora (l’esempio prima era per fare il discorso a passaggi), sarà possibile cambiare l’importo dell’IUV (identificativo univoco del pagamento pagoPA) associato alla pratica al momento “5 giorni + 1 secondo” e renderlo del 100% dell’importo, mandando un solo bollettino.

Non male, eh?

E questo è solo un piccolo esempio di come anche tramite l’INAD cambierà il dialogo PA-cittadino.

Volendo chiudere il giro con puntualità, una volta pronto un atto amministrativo da notificare, questo verrà mandato alla piattaforma delle notifiche in capo a pagoPA, che leggerà il domicilio digitale a cui inviare notifica con valore legale. La notifica verrà quindi mandata a PEC o IO dicendo che l’atto amministrativo è disponibile sulla piattaforma notifiche.

Originariamente pubblicato su: https://www.agendadigitale.eu/cittadinanza-digitale/inad-cose-e-perche-e-una-svolta-ecco-come-cambiera-il-nostro-rapporto-con-la-pa/

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26 Novembre 2021

Il Comune di Fiesco in collaborazione con Consorzio.IT organizza 3 incontri rivolti a tutti i cittadini.

#LibertàDigitale - Il Comune di Fiesco in collaborazione con Consorzio.IT organizza 3 incontri rivolti a tutti i cittadini.

L'iniziativa si inserisce all'interno dell'iniziativa strategica nazionale #RepubblicaDigitale, ecco i temi dei tre incontri e le date:

  • Identità Digitale SPID e CIE - Venerdì 26 Novembre 2021 alle ore 18:30
  • pagoPa e APP IO - Venerdì 3 Dicembre 2021 alle ore 18:30
  • Cybersecurity/Social Network - Venerdì 17 Dicembre 2021 alle ore 18:30

Relatori: Cristian Lusardi e Andrea Tironi 

Il momento dell'incontro è l’ideale per alfabetizzare i cittadini sulla opportunità del digitale, nato dall’esigenza attuale di far convergere le necessità e i doveri della cittadinanza e Pubblica Amministrazione. Spesso, infatti, il cittadino è chiamato ad affrontare le novità della pubblica amministrazione da solo, con l'arte dell'arrangiarsi.

Libertà digitale è un momento formativo in cui il cittadino sente la pubblica amministrazione al suo fianco con una formazione multilivello, l'opportunità di comprendere i nuovi servizi digitali erogati in modo da rendere l’interazione cittadino-comune più semplice.

La partecipazione è aperta a tutti.
L'accesso in sala è consentito esclusivamente ai cittadini muniti di certificazione verde covid-19 (Green Pass)
Per l'ingresso è obbligatorio indossare la mascherina